8 POESIE 

Filippo Balestra



Da Diario Involontario, Tic Edizioni, 2022

DETTAGLIO DELL’INSIGNIFICANTE

Pensavamo alla questione del dettaglio insignificante e del dettaglio dell’universo. Un dettaglio dell’universo, dicevamo, giustamente, essendo dell’universo, come dettaglio, è un dettaglio immenso, però, allo stesso tempo, per consuetudine, è insignificante, il dettaglio, e la cosa mi dispiace, mi dispiace molto, povero dettaglio, anche lui vittima di certi pregiudizi sulle dimensioni, sull’importanza di certi dettagli. È anche per questo che pensavamo, oltre al dettaglio dell’universo, oltre al dettaglio insignificante, pensavamo al dettaglio dell’insignificante, prendere l’insignificante, scrutarlo, analizzare scientificamente l’insignificante fino a trovare un dettaglio, fino a trovare una granello di qualcosa di importante in un dettaglio dell’insignificante.

PASSWORD DI QUALCOSA

Ieri pensavo che mi sa che ho dimenticato la password di qualcosa, però ho anche dimenticato di cosa è, questa password che ho dimenticato, è proprio da una vita intera che mi sa che ho dimenticato la password di qualcosa ma non ricordo di cosa, è, questa password, mi dico che comunque poi alla fine accedo a quello che devo accedere, non viene mai fuori quale sia poi questa password dimenticata che dovrà pur servire a qualcosa, però in effetti accedo a quello cui devo accedere, accedo al frigo, ai mobili in cucina, accedo al bagno, accedo in generale allo spazio, accedo all’alto se mi alzo, al basso se mi abbasso, eppure ancora sento, da qualche parte, per ogni passo che faccio, per ogni passo che faccio, sento che ho perso la password.

AGENTE SEGRETO DEL PENSIERO NEL PENSIERO

Poi all’improvviso mi sembra di aver trovato, pensando, un agente segreto del pensiero nel pensiero. Pensando ho trovato un agente segreto del pensiero nel pensiero, nascosto da qualche parte nel pensiero, in mezzo ad alcune parole mai sentite prima. L’agente segreto è lì, la cosa migliore che fa è dissimulare, questo agente segreto è fin troppo segreto, mi sembra di averne incontrato uno oggi, aveva la faccia di uno che poteva essere agente segreto, però forse anzi un po’ troppo segreto come agente segreto, aveva la faccia di uno che non mi stava guardando, però ovviamente quella è una tecnica classica tipica di certi agenti segreti che hanno fatto delle scuole particolari, dove insegnano soprattutto a dissimulare bene, a dissimulare con grazia, a fare di tutto per sembrare ma non essere, come il famoso equilibrista funambolo paracadutista, quando se ne stava lungo sdraiato sul divano in pigiama, che infatti sembrava soltanto una persona.

CECCHINO DA COMPAGNIA

Mi piace l’idea di avere un cecchino da compagnia, che il cecchino ci sia però non si veda, sempre appostato dove sto passando, sempre sulle alture di qualcosa, questo cecchino mi segue con il suo mirino, se vuole procede, mi uccide, se non vuole, no, io lo saluto, ci facciamo un cenno di intesa da lontano, da lontanissimo, perché è cecchino da compagnia però non ci parliamo, se ne sta in alto sui tetti, non c’è bisogno di dirsi niente a parte tenerci stretti a questa idea di morte potenziale, a questa idea di un grilletto, di un proiettile che arriva come un’idea in testa e trapassa, anzi, prima tocca, è un’idea che tocca, è un proiettile toccante, poi trapassa.

SALA D’ATTESA DI QUALCOSA

Come sempre come dentro una sala d’attesa, però non si capisce di cosa, sicuramente una sala d’attesa di qualcosa dove la cosa migliore che viene da fare è aspettare, anche se non si capisce cosa. Qualcosa si sta sicuramente qui ad aspettare, ogni tanto sicuramente viene da chiedersi, però la cosa migliore è non chiedersi. Indubbiamente la cosa migliore è non chiedersi niente, rifiutare meglio che si può la comprensione di qualcosa, in questo caso rifiutare la comprensione di questo qualcosa. Capire è un

fallimento, diceva qualcuno, la cosa migliore da fare in questa sala d’attesa di qualcosa è sfogliare libri, leggerli guardando le parole, prenderne una che vista da fuori sembra bella, non c’è bisogno di capirla, la si infila in un discorso che fino a poco poco prima non ci sarebbe stato, infiliamo la parola stiamo a vedere che cosa succede.

CONTO ALLA ROVESCIA NELL’ARIA

C’è questo conto alla rovescia, lo sento come fosse nell’aria, una specie di sparatoria però silenziosa, cadenzata, in un certo senso una mitragliata di secondi che se non stai attento ti prendono in un occhio. Sventagliano mitragliate di secondi, di conti alla rovescia, sono tanti conti alla rovescia, ci sentiamo come sorvolati, stiamo a testa bassa, personalmente sento di riuscire quasi a sopravvivere a questa sparatoria, mi nascondo, mi abbasso ma questi sparano sempre più basso, appunto, metto il collo tra le spalle, il conto alla rovescia si fa inevitabile, per questo irriverente, quasi maleducato, arrogante, viene addosso, io mi dico che posso certo sopportarlo, allora lo sopporto, me ne scordo, come al solito riconosco una delle mie caratteristiche, non sono per niente instancabile, mi dico, vivo di secondo in secondo anche se solitamente non me ne accorgo.

DUE RESOCONTI

Due resoconti nello stesso momento: un resoconto è il resoconto del mondo, l’altro resoconto dipende dal momento, infatti è il resoconto del momento che si sta vivendo mentre si pensa al resoconto del mondo. C’è quindi un affiancamento, una sovrapposizione dei due diversi resoconti, è sicuramente poco funzionale al pensiero, al pensare all’arrivo, all’obiettivo da raggiungere, se si deve fare un resoconto. Il pensiero lineare è meglio tenerselo aggrovigliato in tasca, pensavo l’altro giorno a una mongolfiera, a ballare la macarena su una mongolfiera, in questo senso aggrovigliarsi le braccia le gambe le mani ballando la macarena dall’alto del punto di vista di questa mongolfiera, guardare dall’alto, guardare il testo come fosse un paesaggio, mischiare le cose, mischiare soprattutto il giusto con il non giusto mentre con lo sbagliato poi chissà cosa ci facciamo, con lo sbagliato sicuramente qualcosa di buono, qualcosa di buono perché è qualcosa di non professionale. Ecco, tocca preservarsi, tocca salvarsi, l’ideale è fare di tutto per non risultare professionali o, ancora meglio, fare di tutto per non risultare.

QUANDO È SUCCESSO TUTTO

Per fortuna ero distratto quando è successo tutto, poi è arrivato uno, mi ha chiesto se avevo visto, hai visto, mi sono detto che avevo visto, gli ho risposto che avevo visto, sì, gli ho detto, ho visto, però non era vero, non avevo visto che era successo tutto, in quel momento, quando tutto è successo,ero distratto. Ero distratto, pensavo ad altro, forse, nell’istante in cui è successo tutto, perché tutto succede sempre in un istante, in quell’istante avevo gli occhi chiusi per via del movimento involontario del battito delle palpebre, non mi ha permesso di vedere il tutto che stava succedendo. Meglio così, mi sono detto poi, di tutto ce ne sono tanti, ci sarà un giorno un tempo per un tutto tutto per me, il mio tutto ideale, mi ci metto sopra a dormire.